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Amministratore non risponde alla richiesta wallbox: cosa fare nei 3 mesi e dopo

Guida pratica sul silenzio-assenso (D.Lgs. 48/2020) per chi ha inviato la richiesta wallbox al condominio senza ricevere risposta. Come contare i 3 mesi, cosa fare durante l'attesa, come procedere autonomamente e come gestire reazioni tardive dell'amministratore.

· 11 min di lettura

Hai inviato la PEC. Hai allegato il progetto, citato l’articolo 1122-bis del Codice Civile, fornito tutti i dettagli tecnici richiesti. Sono passate due, tre, otto settimane. L’amministratore non risponde. Non convoca l’assemblea, non chiede chiarimenti, non dice né sì né no. Il silenzio totale.

Questa situazione, frustrante quanto comune, ha in realtà una soluzione legale precisa: il silenzio-assenso introdotto dal D.Lgs. n. 48/2020. Trascorsi 3 mesi (90 giorni) dalla tua comunicazione formale, hai il diritto giuridico di procedere autonomamente all’installazione. Non un favore, non una possibilità: un diritto vero e proprio.

Questa guida raccoglie tutto quello che ti serve sapere: come si contano esattamente i 90 giorni, cosa fare durante l’attesa, come procedere il giorno 91, come gestire eventuali reazioni tardive dell’amministratore.

I tre tipi di silenzio dell’amministratore

Non tutti i silenzi sono uguali. Distinguere il tipo che stai vivendo ti aiuta a scegliere la strategia migliore.

Silenzio totale

L’amministratore non ha risposto in alcun modo alla tua PEC. Nessuna conferma di ricezione (oltre alla ricevuta automatica PEC), nessuna richiesta di chiarimento, nessuna convocazione di assemblea, nessun cenno nemmeno informale.

È lo scenario più semplice giuridicamente: trascorsi 90 giorni, silenzio-assenso automatico. Ma anche il più frustrante umanamente.

Silenzio dilatorio

L’amministratore ha risposto, ma in modo interlocutorio: chiede genericamente “altra documentazione”, “perizia tecnica più dettagliata”, “incontro con i condòmini” senza fissare date o tempi. Sembra rispondere ma non sta producendo alcuna decisione.

Importante: queste risposte interlocutorie NON interrompono il decorso dei 90 giorni. La giurisprudenza recente (Cass. civ. 17285/2022) ha confermato che solo una convocazione formale dell’assemblea con specifico ordine del giorno sulla wallbox o una delibera espressa interrompe il termine.

Silenzio ambiguo

L’amministratore ha convocato un’assemblea ma il punto wallbox è stato rinviato ad una successiva, oppure è stato trattato in modo generico senza arrivare a delibera. Oppure ha chiesto un voto a maggioranza solo per “esaminare la pratica”.

Qui la situazione è più delicata. Se l’assemblea non ha deliberato espressamente sulla tua richiesta, il termine continua a decorrere. Conserva il verbale come prova.

Cosa dice la legge: D.Lgs 48/2020 spiegato

L’articolo 1122-bis del Codice Civile, nella versione modificata dal Decreto Legislativo n. 48 del 14 luglio 2020, prevede al comma 3:

“Per l’installazione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici nelle parti comuni dell’edificio o nelle parti di proprietà esclusiva del singolo condomino, su iniziativa di un singolo condomino, decorsi tre mesi dalla data della richiesta scritta indirizzata all’amministratore, senza che l’assemblea abbia deliberato o sia stata convocata, il condomino interessato può procedere all’installazione a proprie spese.”

Tradotto in linguaggio semplice:

Cosa significa “convocazione”

La giurisprudenza ha precisato che la “convocazione” che interrompe il termine deve essere:

Una convocazione generica per “varie ed eventuali” o per altri punti, anche se include marginalmente la wallbox, non interrompe il termine se l’assemblea non delibera espressamente.

Come si contano esattamente i 3 mesi

Errore più frequente: contare i 90 giorni dalla data di INVIO della PEC anziché dalla data di RICEZIONE.

La regola del giorno zero

Il decorso dei 90 giorni inizia il giorno successivo alla data di consegna della PEC. Esempio:

Festività e giorni non lavorativi

I 90 giorni si contano di calendario, includendo sabati, domeniche e festività. Non ci sono sospensioni per ferie estive (a differenza di alcuni termini processuali).

Calcolo automatico

Cosa fare durante i 3 mesi di attesa

I 90 giorni di attesa non sono tempo perso: usali per preparare l’installazione in modo da essere pronto a partire il giorno 91.

Azione 1 — Raccogli almeno 3 preventivi

Contatta 3 installatori certificati DM 37/2008 della tua zona. Verifica che siano:

Compara non solo il prezzo, ma anche: garanzia post-installazione, tempi di esecuzione, disponibilità per la dichiarazione di conformità (DICO).

Azione 2 — Verifica la potenza disponibile

Chiama il tuo distributore di energia (e2i, Areti, Unareti, Edyna, Enel Distribuzione…) e chiedi:

Questa verifica può richiedere 15-30 giorni e va fatta in parallelo all’attesa dei 90 giorni, non dopo.

Azione 3 — Prepara la documentazione tecnica completa

Crea un dossier con:

Azione 4 — Crea un dossier giuridico ordinato

Una cartella (digitale o fisica) con:

  1. Copia della PEC inviata + ricevuta di accettazione + ricevuta di consegna
  2. Eventuali risposte interlocutorie dell’amministratore
  3. Verbali di assemblee tenute nei 90 giorni (per documentare che NON è stato deliberato)
  4. Stampa dell’art. 1122-bis c.c. aggiornato

Questo dossier sarà la tua assicurazione legale in caso di contestazioni successive.

Cosa fare DOPO i 3 mesi (procedura silenzio-assenso)

Trascorsi i 90 giorni senza convocazione o delibera, hai il diritto di procedere. Ma il modo in cui procedi fa la differenza fra una situazione bliendata legalmente e una contestabile.

Step 1 — Invia la PEC di comunicazione di inizio lavori

Almeno 15 giorni prima della data prevista di installazione, invia all’amministratore una seconda PEC con:

Questa seconda PEC è il tuo scudo legale. Documenta che hai agito in trasparenza e in buona fede.

Step 2 — Esegui l’installazione

L’installazione vera e propria avviene secondo i tempi tecnici dell’installatore (tipicamente 1-3 giorni di lavoro). Durante i lavori:

Step 3 — Consegna la DICO all’amministratore

A lavori conclusi, l’installatore ti rilascia la Dichiarazione di Conformità (DICO) ai sensi del DM 37/2008. Invia copia all’amministratore via PEC, con accompagnamento:

“Si trasmette la Dichiarazione di Conformità relativa all’installazione della wallbox di cui alle precedenti comunicazioni del [data PEC originale] e [data PEC inizio lavori]. L’opera è stata realizzata nel pieno rispetto della normativa applicabile.”

Da questo momento, dal punto di vista formale, l’installazione è completata e regolare. Eventuali contestazioni successive saranno automaticamente tardive.

Se l’amministratore reagisce in ritardo

Capita che l’amministratore — dopo mesi di silenzio — si svegli quando vede partire i lavori. Cosa fare?

Reazione 1 — Convocazione tardiva dell’assemblea

L’amministratore convoca un’assemblea straordinaria oltre il 90° giorno per discutere “retroattivamente” la tua installazione. Tale convocazione è giuridicamente irrilevante ai fini del tuo diritto di procedere: il silenzio-assenso è già scattato.

Cosa fare: partecipa all’assemblea, ascolta, ma non sospendere i lavori. Una delibera assembleare tardiva non può revocare un diritto già maturato.

Reazione 2 — Diffida formale

L’amministratore ti invia diffida ad astenerti dai lavori. Risposta tipo (da inviare per PEC):

“Si prende atto della comunicazione del [data]. Si ricorda che, ai sensi dell’art. 1122-bis c.c. come modificato dal D.Lgs. 48/2020, decorsi i tre mesi dalla mia comunicazione del [data PEC originale] senza che l’assemblea sia stata convocata o abbia deliberato, il sottoscritto ha diritto di procedere autonomamente. La presente diffida è priva di fondamento giuridico e i lavori proseguiranno come da programma.”

Reazione 3 — Ricorso al giudice da parte del condominio

In rari casi, il condominio (su delibera dei condòmini contrari) può fare ricorso al giudice per fermare i lavori. È uno scenario costoso e quasi sempre perdente per il condominio: la giurisprudenza è chiara nel riconoscere il silenzio-assenso quando documentato correttamente.

Cosa fare: contatta immediatamente un avvocato condominialista. Se hai documentato bene tutti i passaggi, la difesa è solida.

Richiedere assemblea straordinaria (alternativa)

Se i 3 mesi ti sembrano troppo lunghi e vuoi forzare la mano all’amministratore, hai un’arma alternativa: l’art. 66 delle disposizioni di attuazione del Codice Civile.

Come funziona

Due condòmini che rappresentino almeno 1/6 del valore dell’edificio (167 millesimi su 1.000) possono richiedere all’amministratore la convocazione di un’assemblea straordinaria con specifico ordine del giorno. L’amministratore è obbligato a convocare entro 10 giorni dalla richiesta.

Se non convoca, i condòmini richiedenti possono procedere alla convocazione direttamente, indicando luogo, data e ordine del giorno.

Quando conviene usare questo strumento

Quando NON conviene

I 5 errori da evitare durante l’attesa

Negli anni abbiamo raccolto i racconti di lettori che hanno vissuto questo scenario. Questi sono gli errori più costosi.

  1. Inviare la richiesta iniziale via email semplice. Solo PEC o raccomandata A/R fanno decorrere i 90 giorni. Email ordinaria non vale nulla.

  2. Contare i 90 giorni dall’invio anziché dalla ricezione. Differenza tipica: 1-3 giorni. Per essere sicuri, attendi 95 giorni dalla data di invio prima di procedere.

  3. Sospendere l’attesa dopo una risposta interlocutoria. Solo una convocazione formale o una delibera espressa interrompono il termine. Risposte vaghe NO.

  4. Procedere senza la PEC di inizio lavori. Anche se hai il diritto, senza la seconda PEC sei esposto a contestazioni formali. 30 minuti di lavoro che ti risparmiano potenziali contenziosi.

  5. Affidarsi a un installatore non DM 37/2008. Anche con silenzio-assenso ottenuto, un’installazione non a norma è impugnabile. Verifica sempre l’abilitazione.

Conclusioni e prossime guide

Il silenzio-assenso è uno degli strumenti più potenti che la legge italiana mette a disposizione del singolo condòmino. È stato introdotto proprio per superare le resistenze culturali e burocratiche che spesso bloccano il passaggio all’elettrico nei condomini.

Conoscere la procedura nei dettagli — tempi, forma, documentazione — fa la differenza fra un’installazione bliendata legalmente e una contestabile. La buona notizia è che, una volta capito il meccanismo, tutto diventa semplice: PEC iniziale, attesa 90 giorni, seconda PEC, installazione, DICO.

Nei prossimi giorni continueremo il pilastro Ricarica in condominio con guide su:

Salvati questa pagina: la aggiorneremo ogni volta che la giurisprudenza chiarirà un nuovo aspetto procedurale del silenzio-assenso wallbox.

Domande frequenti

Le risposte rapide alle domande che ci pongono più spesso sul tema.

Cosa significa esattamente 'silenzio-assenso' per la wallbox?
Il silenzio-assenso, introdotto dal D.Lgs. n. 48/2020 che ha modificato l'art. 1122-bis del Codice Civile, è il principio per cui se l'amministratore di condominio non convoca l'assemblea o questa non delibera entro 3 mesi (90 giorni) dalla ricezione della tua comunicazione formale, il condòmino può procedere autonomamente all'installazione della wallbox. Equivale, di fatto, a un'autorizzazione tacita.
Da quale giorno preciso si contano i 3 mesi?
I 3 mesi (90 giorni di calendario) si contano dalla **data di ricezione** della tua comunicazione formale da parte dell'amministratore, non dalla data di invio. Per questo è fondamentale usare la PEC (con ricevuta di consegna) o la raccomandata A/R (con avviso di ricevimento). La data di ricezione è quella indicata sulla ricevuta di avvenuta consegna PEC o sull'avviso firmato dal destinatario della raccomandata.
L'amministratore può chiedere una proroga dei 90 giorni?
No, la legge non prevede proroghe del termine. L'amministratore può tuttavia richiedere chiarimenti o documentazione integrativa entro il termine, e questo non interrompe il decorso dei 90 giorni. Se la richiesta è infondata o dilatoria, scatterà comunque il silenzio-assenso allo scadere dei 3 mesi.
Cosa devo fare durante i 3 mesi di attesa?
Quattro azioni concrete: (1) raccogli almeno 3 preventivi da installatori certificati DM 37/2008; (2) verifica con il distributore di energia la potenza disponibile e l'eventuale necessità di aumento; (3) prepara la documentazione tecnica completa (schema unifilare, progetto, certificazioni dispositivo); (4) tieni un dossier ordinato di tutte le comunicazioni inviate e ricevute, comprese le ricevute PEC.
Posso installare la wallbox il giorno 91 dopo la mia PEC?
Sì, tecnicamente sì. Ma per maggiore tutela è consigliabile inviare una seconda PEC al giorno 91 con cui comunichi formalmente l'avvio dei lavori ai sensi del silenzio-assenso, indicando data di inizio installazione e installatore incaricato. Questo previene contestazioni successive e costituisce prova della tua buona fede procedurale.
Cosa succede se l'amministratore reagisce DOPO che ho installato la wallbox?
Se hai rispettato l'iter (PEC iniziale + attesa 3 mesi + comunicazione di inizio lavori + installazione conforme), la reazione tardiva dell'amministratore non ha effetti giuridici. Una sua eventuale delibera contraria sarebbe nulla per violazione del silenzio-assenso. In caso di tentativi di rimozione forzata, hai diritto al ripristino e al risarcimento dei danni.
Posso richiedere io stesso un'assemblea straordinaria sulla wallbox?
Sì, ma serve il supporto di almeno un altro condòmino. L'art. 66 delle disposizioni di attuazione del Codice Civile prevede che due condòmini che rappresentino almeno 1/6 del valore dell'edificio possano richiedere all'amministratore la convocazione di un'assemblea straordinaria. L'amministratore è obbligato a convocare entro 10 giorni dalla richiesta formale.
Quanto costa attivare un'assemblea straordinaria?
Le spese di convocazione (avvisi, sala, eventuale onorario amministratore per assemblea straordinaria) sono solitamente ripartite fra tutti i condòmini secondo i millesimi, salvo diverse previsioni del regolamento condominiale. Costo tipico per condominio medio: 100-300 €, ripartiti fra le unità. Per il singolo richiedente, l'incidenza è marginale.
L'amministratore può essere sanzionato per non aver risposto alla mia richiesta?
Non esistono sanzioni dirette specifiche per il mancato riscontro, ma il comportamento omissivo può configurare violazione degli obblighi gestionali dell'amministratore (art. 1130 c.c.). In casi gravi e ripetuti, i condòmini possono chiederne la revoca all'assemblea o, in alternativa, al giudice. La revoca dell'amministratore per inadempienza è prevista dall'art. 1129 c.c.
Se cambio amministratore durante i 3 mesi, l'iter ricomincia da zero?
No. Il decorso dei 90 giorni non si interrompe per cambio di amministratore. Il nuovo amministratore subentra nella stessa posizione del precedente. È però buona pratica inviare una PEC informativa al nuovo amministratore con i riferimenti della tua richiesta originale e la data di ricezione, per agevolare la transizione e ridurre il rischio di contestazioni formali.

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