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Wallbox su posto auto senza punto luce: cosa cambia davvero rispetto al box

Hai un posto auto coperto o scoperto, non un box chiuso, e senza alimentazione elettrica. La differenza che conta non è l'assenza di pareti: è il titolo con cui possiedi lo spazio. Iter, alimentazione e limiti tecnici, con le fonti.

· 12 min di lettura
Copertina: «Non contano le pareti, conta il titolo», sul posto auto senza punto luce

Un lettore ci ha scritto ponendo una domanda che nelle guide sulla ricarica in condominio non si trova quasi mai: possiede un posto auto coperto ma non chiuso — niente pareti su tutti i lati, niente serranda — e per di più privo di un punto luce proprio. La sua domanda era semplice: questa differenza è sostanziale, oppure il suo caso si può ricondurre a quello del box privato?

La risposta breve è che sta guardando la variabile sbagliata. Non è l’assenza delle pareti a cambiare le carte in tavola, e non è nemmeno il fatto che manchi la corrente. È qualcos’altro, che quasi tutti danno per scontato senza verificarlo.

Box o non box: la variabile sbagliata

Cerchiamo nelle norme la parola «box». Non c’è.

L’art. 17-quinquies del D.L. 83/2012, che è la disposizione specifica sulle infrastrutture di ricarica negli edifici in condominio, parla di opere edilizie per l’installazione e di condòmino interessato. Non descrive il luogo, non richiede pareti, non menziona serrande. L’art. 1122-bis del Codice civile, che entra in gioco per le modalità quando si toccano le parti comuni, parla di superfici comuni e di parti di proprietà individuale — di nuovo, senza alcun requisito costruttivo.

Il motivo è semplice: al diritto condominiale non interessa se il tuo spazio ha un tetto e quante pareti. Gli interessa di chi è, e cosa devi toccare per portarci l’energia.

Questo, per chi ha un posto auto scoperto o coperto, è in linea di principio una buona notizia: l’assenza di un box non ti mette in una categoria minore. Ma sposta l’attenzione su una verifica che quasi nessuno fa, e che può riservare sorprese sgradevoli.

Proprietà esclusiva o uso esclusivo: la differenza che decide

Nel linguaggio quotidiano «il mio posto auto» copre situazioni giuridicamente lontanissime. Nella pratica se ne incontrano tre.

Proprietà esclusiva. Il posto auto è un bene tuo: accatastato come unità autonoma, oppure indicato come pertinenza nel tuo atto di acquisto. Qui sei nella stessa posizione di chi ha un box chiuso, pareti o meno. È lo scenario che descriviamo nella guida sulla wallbox in box di proprietà esclusiva.

Uso esclusivo su area comune. Il cortile o l’autorimessa restano parte comune dell’edificio; a te è riservato l’utilizzo di una porzione, in forza del regolamento, di una delibera o di una clausola nell’atto. Non sei proprietario di quello spazio: ne sei utilizzatore privilegiato.

Assegnazione a rotazione. I posti ruotano fra i condòmini con cadenza periodica. Nessuno può ragionevolmente pretendere di installare un impianto fisso a servizio esclusivo su uno spazio che l’anno prossimo sarà di un altro.

La seconda ipotesi è la più diffusa ed è anche quella su cui, negli ultimi anni, il quadro giuridico è cambiato in modo significativo.

Cosa hanno detto le Sezioni Unite

Con la sentenza n. 28972 del 17 dicembre 2020, le Sezioni Unite della Cassazione si sono pronunciate proprio sui diritti di uso esclusivo attribuiti a singoli condòmini su porzioni di area condominiale, tipicamente destinate a posti auto.

Il principio: non è configurabile un diritto reale atipico di uso esclusivo su una porzione di cortile condominiale. I diritti reali costituiscono un catalogo chiuso, che solo il legislatore può ampliare, e una figura del genere svuoterebbe il nucleo essenziale del diritto paritario di tutti i condòmini sulla cosa comune.

Questo non significa che la tua assegnazione sia carta straccia. La Corte indica al giudice di interpretare la clausola per capire cosa le parti volessero davvero: può celare un autentico trasferimento di proprietà, può valere come rapporto pertinenziale legato a una unità immobiliare, oppure può convertirsi in un diritto di natura personale e obbligatoria, efficace fra le parti ma non opponibile come diritto reale.

Il limite del «pari uso» è quello che in assemblea genera più discussione, e non sempre a torto: fissare a terra una piantana su un’area comune, o riservare stabilmente una presa, sono atti che gli altri condòmini possono legittimamente contestare se restringono ciò di cui potrebbero disporre.

Schema
I tre titoli con cui si possiede un posto auto e cosa cambia per la wallbox Proprietà esclusiva: il posto auto è un bene tuo, accatastato o indicato come pertinenza nell'atto, e la tua posizione equivale a quella di chi ha un box. Uso esclusivo su area comune: lo spazio resta parte comune dell'edificio e a te ne è riservato l'utilizzo, con i limiti dell'art. 1102 e alla luce di Cassazione Sezioni Unite 28972 del 2020. Assegnazione a rotazione: il posto cambia periodicamente e un impianto fisso a servizio esclusivo non è sostenibile. «Il mio posto auto» significa tre cose diverse Verifica su visura catastale e atto di provenienza prima di scrivere all'amministratore Proprietà esclusiva Come lo riconosci Subalterno proprio in visura, oppure pertinenza nell'atto Cosa cambia È un bene tuo. Vale quanto detto per il box privato: nessuno può vietarti nulla iter più semplice Uso esclusivo Come lo riconosci Formule tipo «è attribuito l'uso esclusivo del posto n…» Cosa cambia Lo spazio resta parte comune. Valgono i limiti dell'art. 1102 e l'assemblea ha più voce SS.UU. 28972/2020 Rotazione Come lo riconosci I posti ruotano fra i condòmini con cadenza periodica Cosa cambia Difficile sostenere un impianto fisso a servizio esclusivo su uno spazio che sarà di altri valutare l'uso condiviso La presenza o assenza di pareti non conta: nessuna norma sulla ricarica in condominio distingue fra box, posto auto coperto e posto auto scoperto. Conta il titolo, e conta cosa devi toccare per portarci l'energia.
Le tre situazioni che nel linguaggio comune si chiamano tutte «il mio posto auto», e che giuridicamente non si somigliano affatto. Elaborazione su Cass. SS.UU. n. 28972/2020 e art. 1102 del Codice civile.

Come scoprire in quale dei due casi sei

Tre documenti, mezz’ora di lavoro, e non serve un professionista per una prima lettura.

DocumentoDove si trovaCosa cerchi
Visura catastaleAgenzia delle Entrate, anche onlineSe il posto auto ha un proprio identificativo (subalterno) intestato a te
Atto di acquistoIl tuo notaio o l’archivio notarileSe il posto è venduto come bene o come pertinenza, oppure se compare la formula «uso esclusivo»
Regolamento di condominioL’amministratoreSe l’assegnazione nasce dal regolamento, e con quali limiti

Il segnale da cercare è testuale. Formule come «è attribuito l’uso esclusivo del posto auto n. …» raccontano una storia diversa da «con annesso posto auto distinto al subalterno …». Se il tuo atto usa la prima, sei nel perimetro delle Sezioni Unite; se usa la seconda, sei proprietario.

Nei casi dubbi — e sono parecchi, perché la prassi notarile ha usato per decenni formule ambigue — la lettura dell’atto da parte di un professionista costa poco e ti evita di impostare tutta la richiesta sul presupposto sbagliato.

Il punto luce mancante: le due strade

Chiarito il titolo, resta il problema pratico: sul posto auto non arriva corrente. Le soluzioni sono due e vanno valutate prima di scegliere il dispositivo, perché condizionano potenza disponibile e costi ricorrenti.

Derivazione dal contatore di casaNuovo POD dedicato
ContrattoNessuno nuovoNuovo contratto intestato a te
Costi fissi ricorrentiNessuno in piùQuota fissa dovuta anche a consumo zero
PotenzaCondivisa con l’abitazioneIndipendente
Aumento di potenzaQuasi sempre necessarioDimensionato da subito
Percorso caviDal quadro di casa al posto autoDal locale contatori al posto auto
Contatore fisicoGià esistenteDa collocare, di norma in area comune
ConsumiMescolati con quelli domesticiSeparati e verificabili

La derivazione dall’impianto domestico è la strada più economica e la più frequente. Il limite è la potenza: se hai 3 kW impegnati, una wallbox da 7,4 kW non ci sta insieme al resto della casa. Si risolve aumentando la potenza — con un incremento della spesa fissa in bolletta — oppure scegliendo un dispositivo con bilanciamento dinamico del carico, che misura l’assorbimento dell’abitazione e riduce automaticamente la corrente di ricarica quando servono forno, piano a induzione e lavatrice. Il confronto fra le due alimentazioni lo abbiamo approfondito nella guida su POD condominiale e contatore privato.

Il POD dedicato ha un vantaggio politico spesso decisivo: separa i consumi in modo verificabile. Quando l’obiezione dei vicini è «poi paghiamo noi la tua ricarica», un contatore intestato a te chiude la discussione con un documento invece che con una promessa. Lo svantaggio è che quel contatore deve stare fisicamente da qualche parte, e quel posto è quasi sempre nel locale o nella nicchia contatori condominiale — il che comporta chiedere al condominio di ospitarlo.

Confronto
Le due strade per alimentare una wallbox in condominio Prima strada: derivazione dal contatore dell'abitazione. Non serve un nuovo contratto e non ci sono canoni aggiuntivi, ma la potenza è condivisa con la casa e serve un percorso cavi fino al posto auto. Seconda strada: nuovo POD dedicato richiesto al distributore, con potenza e consumi indipendenti, costi di allacciamento, una quota fissa dovuta anche a consumo zero e la necessità di collocare il contatore, di norma nel locale contatori condominiale. A · Dal contatore di casa Contatore abitazione percorso cavi Wallbox posto auto A favore • Nessun nuovo contratto • Nessun canone aggiuntivo • Soluzione più rapida Da mettere in conto • Potenza condivisa con casa • Quasi sempre serve aumento • Consumi mescolati Il bilanciamento dinamico del carico risolve il problema della potenza B · Nuovo POD dedicato Nuovo POD intestato a te linea dedicata Wallbox posto auto A favore • Potenza indipendente • Consumi separati e provabili • Chiude l'obiezione dei vicini Da mettere in conto • Costi di allacciamento • Quota fissa anche a zero kWh • Il contatore va collocato Il contatore sta quasi sempre nel locale contatori condominiale
Senza punto luce la scelta è fra queste due strade, e in entrambe il cavo attraversa parti comuni: è da lì che nasce l'obbligo di comunicazione.

Perché il cavo ti porta dall’amministratore

Ecco il punto in cui l’assenza del punto luce conta davvero — non per il diritto, ma per la procedura.

In un box di proprietà esclusiva con contatore già presente, l’intervento inizia e finisce dentro casa tua: non c’è nulla da comunicare, perché non c’è nulla di comune da toccare. Nel tuo caso, invece, il cavo deve partire da un altro punto dell’edificio e arrivare fino al posto auto: attraverserà cortili, muri perimetrali, soffitti di autorimessa, cavedi. Tutte parti comuni.

Se per realizzare quel percorso si rendono necessarie modificazioni delle parti comuni, scatta l’art. 1122-bis, comma 3, del Codice civile: devi darne comunicazione all’amministratore indicando il contenuto specifico e le modalità di esecuzione degli interventi. Non basta annunciare che installerai una wallbox: servono posizione, percorso, tecnica di fissaggio, impresa incaricata.

A quel punto l’assemblea può prescrivere modalità alternative di esecuzione o imporre cautele a tutela di stabilità, sicurezza e decoro. Ma qui c’è un dettaglio che quasi nessuno verifica, e che gioca a tuo favore: per farlo le serve la maggioranza richiamata dal quinto comma dell’art. 1136 c.c., cioè la maggioranza degli intervenuti e almeno i due terzi del valore dell’edificio — 667 millesimi. Se quel quorum non viene raggiunto, l’assemblea non può prescriverti nulla e il progetto resta quello che hai comunicato. Vale la pena controllare i millesimi riportati a verbale.

E se il condominio non decide affatto? Torna la regola generale dell’art. 17-quinquies, comma 3: se rifiuta di deliberare, o non delibera entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, puoi installare a tue spese. Ne parliamo in dettaglio nella guida su cosa fare quando l’amministratore non risponde.

Le differenze vere: tecniche, non giuridiche

Qui, finalmente, l’assenza di pareti conta sul serio.

Grado di protezione. In uno spazio esposto ad acqua e polvere si indica di norma un minimo di IP54-IP55 e una resistenza agli urti di almeno IK08, corrispondente a un impatto di 5 joule. Un posto auto coperto ma aperto sui lati è un caso intermedio: la pioggia diretta non arriva, gli spruzzi laterali e la condensa sì, e soprattutto arrivano gli urti accidentali in manovra, che in un box chiuso sono improbabili. Non è una scelta da risparmiare: è la differenza fra un dispositivo che dura e uno che si guasta al secondo inverno. I modelli con queste caratteristiche li abbiamo confrontati fra le migliori wallbox per il condominio.

Il supporto. Senza una parete utilizzabile servono una piantana o un palo, che quasi tutti i produttori offrono come accessorio dedicato. È la scelta con il maggiore impatto condominiale, perché introduce un elemento verticale visibile su un’area comune.

L’autorizzazione all’uso. In un box chiuso la serranda è il tuo sistema di sicurezza. Su un posto auto accessibile serve che sia il dispositivo a riconoscerti: badge RFID o sblocco da app, presenti ormai su quasi tutti i modelli di fascia media. Aggiungi un cavo con blocco anti-sfilamento, che impedisce di staccarlo mentre ricarichi.

L’impianto. Vale in ogni caso la sezione 722 della norma CEI 64-8, dedicata ai circuiti per l’alimentazione dei veicoli elettrici, e l’intervento deve concludersi con la Dichiarazione di Conformità rilasciata da un installatore abilitato ai sensi del DM 37/2008.

L’antincendio. Se il tuo posto è all’aperto, il tema in genere non si pone: un’area di parcheggio scoperta non è un’autorimessa. Se invece si trova su un piano coperto o interrato, la domanda da fare all’amministratore è se l’autorimessa sia soggetta a controllo dei Vigili del Fuoco — condizione che ricorre quando la superficie complessiva coperta supera i 300 m², secondo l’attività 75 dell’allegato al DPR 151/2011. In quel caso si applica quanto descritto nella guida su wallbox e prevenzione incendi.

Requisiti tecnici
Grado di protezione consigliato in base a dove installi la wallbox Tre ambienti a confronto. In box chiuso l'ambiente è protetto da pioggia e urti e i requisiti sono minimi. In posto auto coperto ma aperto sui lati arrivano spruzzi laterali, condensa e urti di manovra: si indica un grado di protezione almeno IP54 o IP55 e una resistenza agli urti almeno IK08, pari a un impatto di cinque joule. All'aperto si aggiungono pioggia battente, sole e gelo. In tutti i casi vale la sezione 722 della norma CEI 64-8. Dove la installi cambia cosa devi comprare Box chiuso pareti e serranda IP44 · IK07 requisiti minimi Riparato da pioggia Riparato da urti Accesso controllato La serranda è la sicurezza Posto auto coperto tetto ma aperto sui lati IP54-55 · IK08 5 joule di impatto Spruzzi laterali Condensa Urti in manovra Serve RFID o app Posto auto scoperto esposto IP55+ · IK08+ più resistenza UV Pioggia battente Sole e gelo Spesso serve una piantana Il decoro entra in gioco In tutti e tre i casi vale la sezione 722 della norma CEI 64-8, e l'impianto si chiude con la Dichiarazione di Conformità.
Il posto auto coperto ma aperto sui lati è il caso intermedio: riparato dalla pioggia diretta, esposto agli spruzzi laterali e agli urti di manovra. Riferimento tecnico: norma CEI 64-8, sezione 722.

Il decoro architettonico, l’obiezione seria

Fra le contestazioni che sentirai, quella sul decoro è l’unica con basi giuridiche solide — e la piantana in cortile è esattamente il caso che la rende plausibile.

La Cassazione, con l’ordinanza n. 30876 del 19 ottobre 2022, ha definito il decoro architettonico come l’estetica data dall’insieme delle linee e delle strutture che imprimono all’edificio una fisionomia armonica e una identità propria, precisando che il divieto di alterarlo vale anche per le modificazioni realizzate dal singolo condòmino.

Il criterio operativo indicato dalla Corte è però il reciproco contemperamento: si valuta l’unità di linee originaria, si tiene conto delle menomazioni già prodotte da interventi precedenti, e solo su quello sfondo si misura l’alterazione contestata.

Tradotto in strategia: fotografa lo stato dei luoghi prima dell’assemblea. Se nel cortile convivono già rastrelliere, tettoie, condizionatori, canaline a vista e cartelli, l’argomento del decoro contro una colonnina di un metro e mezzo perde gran parte della sua forza. È un lavoro di dieci minuti con lo smartphone che vale più di qualunque memoria difensiva.

Sul piano pratico aiutano anche due scelte: un dispositivo dal colore neutro e dal profilo contenuto, e la disponibilità dichiarata a concordare la posizione esatta. Concedere sulla posizione costa poco e disinnesca l’obiezione alla radice.

Cosa scrivere nella richiesta

Rispetto al modello standard per il box privato, che trovi nella guida al fac-simile di PEC all’amministratore, qui servono quattro elementi in più.

  1. Il titolo sul posto auto, dichiarato con precisione e documentato: allega la visura o l’estratto d’atto. Non scrivere «il mio posto auto» se è in uso esclusivo: scrivilo com’è, perché prima o poi verrà verificato e una imprecisione iniziale indebolisce tutto il resto.
  2. Il percorso cavi, descritto e possibilmente disegnato su una planimetria, con l’indicazione esplicita se utilizza cavidotti esistenti oppure richiede opere. È l’informazione che l’art. 1122-bis comma 3 chiama «contenuto specifico e modalità di esecuzione», ed è quella che di solito manca.
  3. La soluzione di alimentazione scelta, chiarendo chi paga l’energia. Se opti per un POD dedicato, dillo subito: è l’argomento che spegne l’obiezione più ricorrente prima ancora che venga sollevata.
  4. La scheda tecnica del dispositivo, con dimensioni, colore, grado di protezione e sistema di autorizzazione. Serve a rispondere in anticipo sia al decoro sia al timore che «poi lo usano tutti».

Fonti di questa guida

Conclusioni

Il lettore che ci ha scritto temeva di essere un caso anomalo. Non lo è: l’assenza di pareti non lo colloca in nessuna categoria minore, e l’assenza del punto luce non gli toglie alcun diritto.

Quello che il suo caso ha davvero di specifico è che il cavo deve attraversare ciò che appartiene a tutti, e questo lo obbliga a un livello di precisione che chi ha un box con il contatore accanto può permettersi di saltare: sapere con esattezza di cosa è titolare, descrivere il percorso invece di annunciarlo, dimostrare chi paga l’energia.

Se dovessimo indicare una sola cosa da fare per prima, non sarebbe scegliere la wallbox né chiedere preventivi. Sarebbe aprire la visura catastale e leggere l’atto di acquisto. Da lì dipende se il tuo interlocutore è semplicemente l’amministratore da informare, oppure un’assemblea con cui negoziare — e impostare la pratica sul presupposto sbagliato è il modo più efficace per doverla rifare da capo.

Questa guida nasce da una domanda arrivata alla redazione. Se il tuo caso non rientra in quelli che raccontiamo, scrivici: le situazioni che nessuno documenta sono quelle su cui vale di più la pena scrivere.

Domande frequenti

Serve un box chiuso per installare una wallbox in condominio?
No, e la legge non lo richiede da nessuna parte. L'art. 17-quinquies del D.L. 83/2012 parla di infrastrutture di ricarica negli edifici in condominio senza distinguere fra box, posti auto coperti e posti auto scoperti. La presenza o l'assenza di quattro pareti e di una serranda incide sulle scelte tecniche — grado di protezione, tipo di fissaggio, protezione da uso non autorizzato — ma non sul tuo diritto. Ciò che cambia davvero l'iter è un'altra cosa: il titolo con cui possiedi quello spazio.
Che differenza c'è fra un posto auto di proprietà esclusiva e uno in uso esclusivo?
Enorme, anche se nel linguaggio comune si usano come sinonimi. Un posto auto di proprietà esclusiva è un bene tuo, tipicamente accatastato in autonomia o indicato come pertinenza nel tuo atto di acquisto. Un posto auto in uso esclusivo resta invece parte comune dell'edificio, e a te è riservato soltanto il suo utilizzo. Nel primo caso decidi tu, nel secondo l'intervento insiste su un bene di tutti e l'assemblea ha voce in capitolo molto più ampia. La verifica si fa su visura catastale e atto di provenienza, non a memoria.
Cosa ha detto la Cassazione sull'uso esclusivo dei posti auto condominiali?
Le Sezioni Unite, con la sentenza n. 28972 del 17 dicembre 2020, hanno stabilito che non è configurabile un diritto reale atipico di uso esclusivo su una porzione di area condominiale, perché il catalogo dei diritti reali è chiuso e può essere ampliato solo dal legislatore. La clausola che lo attribuisce va reinterpretata: può nascondere un vero trasferimento di proprietà, può valere come pertinenza di un'unità, oppure degrada a diritto personale efficace solo fra le parti. La pronuncia riguarda proprio le aree destinate a posti auto.
Se il posto auto non ha un punto luce, da dove alimento la wallbox?
Due strade. La prima è la derivazione dal contatore che già possiedi, di norma quello dell'abitazione: nessun nuovo contratto, nessun canone aggiuntivo, ma serve un percorso cavi fino al posto auto e quasi sempre un aumento della potenza impegnata. La seconda è un POD dedicato intestato a te, richiesto al distributore: consumi e potenza separati dall'abitazione, ma costi di allacciamento, una quota fissa che paghi anche a consumo zero e la necessità di collocare fisicamente il contatore, di solito nel locale contatori condominiale.
L'assenza del punto luce mi obbliga a passare dall'assemblea?
Non dall'assemblea, ma quasi sempre dall'amministratore sì. Entrambe le soluzioni di alimentazione comportano un percorso cavi che attraversa parti comuni, e se per realizzarlo servono modificazioni di quelle parti si applica l'art. 1122-bis, comma 3, del Codice civile: comunicazione all'amministratore con il contenuto specifico e le modalità di esecuzione. L'assemblea può prescrivere modalità alternative o cautele, ma per farlo le serve la maggioranza dei due terzi del valore dell'edificio.
Che grado di protezione deve avere una wallbox all'aperto?
Per un'installazione esposta ad acqua e polvere si indica di norma un grado di protezione almeno IP54-IP55, e una resistenza agli urti almeno IK08, che corrisponde a un impatto di 5 joule. Un posto auto coperto ma aperto sui lati è una via di mezzo: protetto dalla pioggia diretta, non dagli spruzzi laterali né dagli urti accidentali in manovra. L'installazione deve comunque rispettare la sezione 722 della norma CEI 64-8, dedicata ai circuiti di alimentazione dei veicoli elettrici, e concludersi con la Dichiarazione di Conformità.
Se non ho una parete posso installare la wallbox su un palo?
Sì, i produttori offrono piantane dedicate per i modelli principali. È però la scelta che espone di più sul piano condominiale, perché introduce un elemento verticale visibile in un'area comune, e con esso l'argomento del decoro architettonico. Conviene anticiparlo: allegare alla comunicazione la scheda tecnica con dimensioni e colore, e documentare fotograficamente lo stato dei luoghi, toglie all'obiezione gran parte della sua forza.
Come impedisco che altri usino la mia wallbox su un posto auto accessibile?
Con l'autorizzazione integrata nel dispositivo: badge RFID o sblocco da app, presenti ormai su quasi tutti i modelli di fascia media. È una funzione che in un box chiuso puoi tranquillamente ignorare e qui invece diventa il requisito principale, perché lo spazio è raggiungibile da chiunque abbia accesso al cortile. Utile anche un cavo con blocco anti-sfilamento, che impedisce di staccarlo durante la ricarica.
Nel mio cortile condominiale servono adempimenti antincendio?
Dipende dalla natura dello spazio, non dal tuo posto auto. Le autorimesse rientrano fra le attività soggette a controllo dei Vigili del Fuoco quando la superficie complessiva coperta supera i 300 m² (attività 75 dell'allegato al DPR 151/2011). Un'area di parcheggio all'aperto non è un'autorimessa, quindi il tema in genere non si pone; un piano coperto o interrato di dimensioni significative sì. La domanda giusta all'amministratore è se esista una pratica antincendio depositata.
Conviene chiedere se ci sono cavidotti già disponibili?
È la domanda più utile dell'intera pratica, e quasi nessuno la fa. Se esiste una canalina o un cavidotto libero verso l'area parcheggio, il cavo ci passa dentro senza forature né opere murarie: l'intervento non comporta modificazioni delle parti comuni, la condizione che fa scattare l'obbligo di comunicazione formale non si avvera, e con essa evapora gran parte delle obiezioni possibili. Vale la pena chiederlo prima ancora di scegliere il dispositivo.

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